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DISTRETTI

Leggendo le norme vigenti, si può scoprire quanto il Distretto sia la struttura prevista come fondamentale per il Servizio Sanitario pubblico degli anni 2000.
L'idea di base prevede l'utilizzo delle strutture ospedaliere solo per eventi acuti non trattabili in modo diverso e la creazione di centri territoriali dove il cittadino possa trovare risposta ai problemi quotidiani di salute, inviato dal medico di famiglia.
Si tratta, in sostanza, di portare la medicina al cittadino e non viceversa, raccogliendo nella struttura distrettuale un grande numero di attività prima parcellizzate e riunendo le attività sanitarie con quelle sociali.

La materia è regolata dal Decreto Legislativo n. 502 de11999.
Leggendo l'art.3/quinquies, vediamo che le funzioni del Distretto vengono definite in questo modo:

  • deve garantire l'assistenza primaria per adulti e bambini (cioè la medicina di base,attraverso l'iscrizione al S.S.N. e quindi tramite il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta);

  • deve garantire la continuità assistenziale (e quindi organizza e sorveglia la cosiddetta "guardia medica"; nei giorni festivi, prefestivi e nelle ore notturne);

  • organizza i servizi specialistici ambulatoriali (cioè i poliambulatori territoriali);

  • organizza I'erogazione delle prestazioni sanitarie di rilevanza sociale e (quando i comuni le abbiano delegate all'ULSS, come nel nostro caso) le prestazioni sociali di rilevanza sanitaria;

  • eroga i servizi destinati alla prevenzione e alla cura delle tossicodipendenze;

  • eroga i servizi di consultorio per la tutela della salute dell'infanzia, della donna e della famiglia;

  • eroga i servizi rivolti a disabili e anziani;

  • eroga l'assistenza domiciliare integrata (più figure professionali al domicilio dell'ammalato con disagio);

  • eroga servizi per le patologie da HIV e per le patologie terminali;

  • gestisce le articolazioni territoriali del dipartimento di prevenzione (certificazioni, vaccinazioni) e del dipartimento di salute mentale (es. centri diurni).
    E' evidente che si tratta di competenze multiple, interconnesse e organizzativamente molto impegnative.

    Nella nostra Azienda Sanitaria, dall'autunno del 2002, l'articolazione del territorio dell'Azienda Sanitaria n. 3, prima suddiviso in quattro Distretti Socio-Sanitari, è stata modificata.
    L'organizzazione precedente aveva riconosciuto, nell'ambito complessivo dell'ULSS n. 3, quattro distinti poli di riferimento per la popolazione, organizzandovi i servizi con quattro distinti responsabili.
    Dal 1995 al 2002, quindi, i Distretti Socio Sanitari dell'Azienda di Bassano erano rimasti così identificati:
    Bassano (n. 1)
    per Bassano stessa e la "vallata" (Campolongo, Cismon, Pove,S.Nazario, Solagna e Valstagna) - 49.399 abitanti;
    Marostica (n. 2)
    per Marostica, Cartigliano, Mason, Molvena, Nove, Pianezze,Schiavon e Tezze sul Brenta - 39.954 abitanti;
    Romano d'Ezzelino (n. 3)
    per Romano, Cassola, Mussolente, Rosa e Rossano - 49.165 abitanti;
    Asiago (n. 4)
    per Asìago e tutto l'Altopiano dei Sette Comuni (Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo) - 21.388 abitanti.

    Nuove scelte organizzative e le più recenti indicazioni regionali,alla fine del 2001, avevano poi convinto la direzione Aziendale a riesaminare l'articolazione dei Distretti, anche prendendo in considerazione i vantaggi e le economie di gestione che avrebbero potuto derivare da una diversa organizzazione.
    Una visione più moderna ha portato a stabilire criteri di suddivisione del territorio basati su tre concetti fondamentali:
    1) la conformazione del territorio;
    2) la dimensione demografica in relazione all'efficienza ed efficacia dei servizi offerti (intesa come ricerca del rapporto ottimale tra servizi offerti e numero di abitanti serviti);
    3) la volontà di garantire la massima capillarità di servizi e di interventi sul territorio.
     

    Da qui la scelta - attuale - di riconoscere solo due Distretti Socio-Sanitari, uno di pianura (a Bassano, per tutti i comuni che prima facevano parte dei Distretti nn.1, 2 e 3) e uno di montagna (per tutto l'Altopiano).

    Le diverse esigenze di una popolazione poco densa in zona montuosa e di una popolazione densa in zone urbane sono evidenti: un'organizzazione più snella (e quindi basata su due soli responsabili di Distretto) distinta per aree con necessità omogenee, può portare a un dialogo più facile e a una gestione anche economicamente più producente per tutti.

    Pur conservando tutti i servizi al cittadino nelle sedi già esistenti,quindi, si è rivista l'articolazione territoriale dell'Azienda, riferendosi in modo specifico sia alla sua evidente particolarità di essere formato da una zona di pianura e una di montagna, sia alla sua consistenza demografica.
    Nessuna delle sedi territoriali preesistenti è stata disattivata: ognuno dei due Distretti gestisce alcune sedi operative che rendono più facile il contatto con il cittadino.
    Cosi troviamo a Bassano, Marostica, San Nazario-Carpanè, Romano d'Ezzelino, Rosà, Rossano e Tezze sul Brenta le sedi operative del Distretto di pianura; Asiago, Conco, Enego e Lusiana ospitano le sedi operative del Distretto di montagna.
    Si sono create delle unità organizzative a valenza "interdistrettuale" (ad esempio il servizio di promozione familiare, la psichiatria territoriale, l'unità materno infantile e per l'età evolutiva e la famiglia; il servizio assistenza specialistica), nei casi in cui il medesimo staff di personale può occuparsi della stessa problematica, in modo uniforme, in tutto il territorio aziendale.
    l servizi vengono erogati sia in pianura che in montagna, secondo necessità, ma dal medesimo gruppo professionale.
    Nei casi in cui la "specificità" della materia è strettamente legata all'ambiente di riferimento, invece, si sono mantenute collocazioni territorialmente distinte, anche se naturalmente collegate e coordinate.

    Per garantire scelte operative armoniche, una rappresentanza delle molte figure professionali che lavorano nel Distretto (medici, psicologi, farmacisti, infermieri, assistenti sanitari e sociali, animatori, logopedisti, fisioterapisti, ostetriche, operatori socio-sanitari e impiegati amministrativi) costituisce l'unità di "coordinamento" : qui si confrontano le esperienze, si verificano la consistenza della dotazione organica e le esigenze della popolazione servita, mantenendo il dialogo con i medici di famiglia, i pediatri e gli specialisti dei poliambulatori territoriali.

    Anche per i Direttori dei Distretti (la dr.ssa Cristina Beltramello è stata nominata per la pianura e il dr. Gilbert Ngaradoumbè Nanhounguè per l'Altopiano) è prevista l'attività in coordinamento, rimanendo essenziale che ogni parte dell'organizzazione collabori con le altre in modo sinergico.
    In particolare, per quanto riguarda l'assistenza primaria e specialistica ambulatoriale, a tutti i cittadini devono essere garantiti quei livelli essenziali di assistenza che il Servizio Sanitario Nazionale ha stabilito uniformemente per tutto il territorio nazionale.